17 Settembre 2019 Redazione Umaniversitas

La biologia dello stress

LA BIOLOGIA DELLO STRESS: I FATTORI CHIMICI E ORMONALI ALLA BASE DELLO STRESS

Gli studi di Hans Selye posero le basi per le successive ricerche scientifiche al fine di comprendere la biologia dello stress; nella sua Sindrome generale d’Adattamento egli individuò 3 fasi, caratterizzate da diverse attivazioni fisiologiche del sistema delle ghiandole endocrine, che sono alla base dell’interazione mente-corpo nella gestione dello Stress.

  1. La prima fase è quella dell’allarme,  nella quale c’è una reazione di stress intenso che porta alla mobilitazione delle difese dell’organismo, tramite l’attivazione del sistema endocrino, nell’ipofisi e nella ghiandola corticosurrenale.
  2. La seconda fase è quella della resistenza, in cui l’organismo deve fronteggiare lo stressor; in questa fase continua l’iper-produzione di cortisolo, nel surrene.
  3. L’ultima fase è quella dell‘esaurimento delle risorse, che subentra in caso di distress o stress negativo. In questa fase vi è uno stimolo prolungato che a lungo andare altera l’omeostasi dell’organismo, la cui esposizione allo stress si protrae troppo fino al logoramento dell’organismo stesso: l’organismo ed il sistema endocrino non riescono a mantenere lo sforzo, la corteccia surrenale interrompe la sua attivazione; vi può essere un forte calo delle energie con ritiri depressivi e necessità di interrompere il ritmo di vita precedente: il corpo è stanco.

Come si può vedere in queste 3 fasi, l’interazione mente-corpo nella gestione dello stress è molto complessa e articolata. Lo stimolo esterno, disturbante o percepito come pericoloso, riesce quindi a determinare una reazione biologica del nostro organismo, con il sistema endocrino (il corpo) e quello nervoso centrale (la mente) che comunicano attraverso l’asse e il “ponte” ipotalamo-ipofisi.

 

LA BIOLOGIA DELLO STRESS. UNA REAZIONE DI DIFESA

La reazione di stress è fondamentale per adattare e difendere l’organismo; nei casi in cui la reazione di stress raggiunga livelli eccessivi si assiste però alla generazione di specifiche patologie.

Nei decenni 60’/70′ del secolo scorso le ricerche in merito alle reazioni provocate dallo stress si sono arricchite di nuovi contenuti, fra i quali gli studi sui primati di John Mason (1975) , che scoprì l’importanza e il ruolo delle emozioni nello stress. Egli evidenziò come l’attivazione emotiva della mente (nel sistema limbico del sistema nervoso centrale) si traduce nell’attivazione del corpo.

L’attivazione limbica alla base del cervello coordina e controlla le emozioni e le reazioni di stress, attraverso la comunicazione tra l’ipotalamo (sistema limbico) e l’ipofisi (una delle principali ghiandole del sistema endocrino, quella più vicina e prossima al sistema nervoso centrale). Da questa prima ghiandola poi si diramano tutte le altre vie dirette alle altre ghiandoli centrali del sistema endocrino (la tiroide, il surrene, tessuti, gonadi, ecc).

Lo stress quindi comporta una risposta “multiormonale” del corpo e della mente, in quanto la finalità dell’organismo è quella di ristabilire l’omeostasi, ossia lo stato di equilibrio anteriore alla rilevazione dello stressor. Lo stato di allarme creato dallo stato emotivo negativo vissuto dalla persona si traduce in un disequilibrio dei livelli dei vari neurotrasmettitori e ormoni presenti naturalmente nel nostro sistema nervoso ed endocrino. Si attivano così basilari ed istintive reazioni di autoconservazione e di difesa dell’organismo, e tale allarme cessa solo con il riequilibrio dei precedenti livelli quantitativi dei vari ormoni presenti nel corpo e dei neurotrasmettitori presenti nel sistema nervoso centrale.

Questo stato di allarme (legato alla reazione di stress) viene creato dalla sinergia di diversi ormoni del sistema endocrino, ma l’ormone più significativamente importante è il cortisolo. L’ipotalamo comunica l’allarme all’ipofisi (ghiandola del sistema endocrino localizzata alla base del cervello), la quale trasmette il messaggio alla ghiandola surrenale, posizionata sopra i reni. La ghiandola surrenale produce il cortisolo, che attiva il sistema nervoso simpatico, oltre che attivare i muscoli, il sistema cardiovascolare e il sistema immunitario. Il cortisolo quindi attiva l’organismo, lo prepara alla sforzo e alla prestazione fisica e mentale, innalza il tasso di concentrazione, aumenta la vigilanza, la reattività e la forza fisica, al fine di risolvere il problema e ristabilire l’omeostasi.

 

LO STRESS: DA UTILE A DANNOSO

Il problema è che questa iperattivazione e iperproduzione di cortisolo non può essere protratta a lungo, visto che essa porta ad un esaurimento delle risorse e delle energie della mente e del corpo, oltre che a un logoramento di entrambe le componenti nel medio-lungo termine. L’alta e prolungata esposizione al cortisolo si rivela infatti tossica per gli organi del corpo. Inoltre lo sfinimento fisico abbassa e compromette anche il sistema immunitario aumentando la probabilità di contrarre patologie fisiche di vario tipo, in quanto il corpo diventa più fragile.

E’ in ogni caso da considerare il fatto che, nella maggior parte dei casi le persone riescono ad adattarsi e a risolvere i problemi, crescendo proprio in virtù del loro “stress positivo e vitale”.

 

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